Indovina il Tarocco e i Tarocchi Dorati del Rinascimento
dettaglio3Lunedì scorso (23 marzo 2020) ho lanciato un piccolo gioco a quiz, Indovina il Tarocco, per il quale, ogni settimana pubblico il dettaglio di un tarocco estratto a caso da un mazzo. I concorrenti devono indovinare di quale carta si tratta e da quale mazzo proviene. Il dettaglio pubblicato in quella prima settimana apparteneva al Bagatto dei Tarocchi dorati del Rinascimento, ideati da Giordano Berti e pubblicati da Lo Scarabeo nel 2003. Si tratta di un mazzo davvero molto bello, risultato da uno studio profondo e ispirato principalmente ai Tarocchi Estensi, conosciuti erroneamente come Tarocchi di Carlo VI e conservati a Parigi, presso la Biblioteca Nazionale. Purtroppo, il mazzo è, come spesso accade, di sole 17 carte (Il Matto, L’Imperatore, Il Papa, Gli Amanti, Il Carro, L’Eremita, L’Appeso, La Torre, La Luna e Il Sole), per la realizzazione delle restanti carte Giordano Berti ha dovuto ispirarsi agli affreschi della Sala dei Mesi di Palazzo Schifanoia e, naturalmente, anche ai Tarocchi di Ercole I D’Este ed ecco perché il nostro Bagatto ci porta, dritti dritti allo studio di questo misterioso e singolare mazzo.

I Tarocchi di Ercole I D’Este
Alla Yale University Library di New Haven si conservano 14 carte miniate molto diverse sia dalla tradizione milanese, sia da quella ferrarese. Di queste carte, otto sono Trionfi (Il Matto, Il Bagatto, Il Papa, La Temperanza, Le Stelle, La Luna, Il Mondo, Il Sole o L’Eremita), caratterizzati da una fattura molto meno curata degli altri mazzi miniati; in cambio, però, la fantasia compositiva è nettamente superiore.

21MondoIl Matto, per esempio, è un giullare che è schernito e denudato da tre ragazzi. Su un Trionfo è raffigurato un re (Alessandro Magno, secondo la tradizione) nell’atto di discutere con il filosofo greco Diogene, che si trova dentro la sua celebre botte, mentre nel cielo splende un sole rozzamente dipinto. Gli iconologi sono tuttora incerti sull’attribuzione di questa carta con Il Sole o L’Eremita. Nella carta del Mondo appare il consueto globo terreste che, anziché essere sormontato da una donna con lo scettro, fa da comodo sedile a un angioletto. Sono poi interessanti anche il Bagatto e il Matto, come vedremo più avanti e alcune figure di corte. In particolare, va notato che la Regina di Spade, la Regina, il Cavallo e Fante di Bastoni portano lo stemma della famiglia estense. Invece, sul Re e sul Cavallo di Spade è dipinto l’emblema del casato d’Aragona. Non è sopravvissuta alcuna figura di Denari e Coppe ma è probabile che anche su esse comparissero i due emblemi. Comunque, è proprio grazie alla presenza degli stemmi che gli storici hanno potuto attribuire le carte a una precisa committenza. Infatti, si suppone (ma nessuno contesta tale ipotesi) che fu realizzato in occasione del matrimonio, avvenuto nel 1473, tra Eleonora d’Aragona, figlia del re di Napoli, ed Ercole I d’Este (1431-1505) che nel 1471 successe a Borso come duca di Ferrara, Modena e Reggio. Purtroppo, è andata perduta la carta degli Amanti che avrebbe potuto dire qualcosa in merito a questo strano mazzo di Tarocchi, del quale si hanno davvero pochissime notizie storiche, come del resto anche degli altri mazzi ferraresi.

Il Bagatto giocoliere o prestigiatore?
01BagattoIl Bagatto dei Tarocchi di Ercole I D’Este è una delle versioni che preferisco per la dinamicità tipica di questa carta. A Destra della carta, un prestigiatore riccamente vestito solleva in alto una coppa davanti agli occhi stupefatti di due bambini che tendono le braccia verso la coppa. Mi sembra quasi di sentire i gridolini di stupore dei piccoli monelli che vogliono prendere la coppa del mago (la parola prestigiatore non era ancora in uso) per scoprire quale sia il trucco. Il gesto dell’uomo sembra rapido, fulmineo a sottolineare la sua abilità quasi sovrumana, come se potesse preconizzare le intenzioni dei due fanciulli. Non c’è traccia di preoccupazione o rabbia nel suo sguardo, è rilassato, sicuro di sé. Gli abiti ricchi, la tunica rosso vivo, ricamata e bordata di banco e il cappello blu, ornato da una grande e vaporosa piuma crea a prima vista un contrasto con il tappeto d’erba sul quale poggia il il tavolino suggestivo perché ci indicano che la scena avviene all’esterno, forse per strada ma anche gli abiti dei due fanciulli sono troppo ricchi per essere bambini del popolo. Forse, allora, è una scena di corte che guardiamo, forse per questo, i due fanciulli cercano di scoprire il trucco invece di fissare stupiti la scena come avviene al viandante dipinto da Hieronimus Bosch nella sua opera il prestigiatore.

Conjurer_Bosch

Il prestigiatore di Hieronimus Bosch (1502) L’espressione stupita e attonita dello spettatore che, mentre è distratto dallo spettacolo viene derubato da uno dei presenti.

Anche se la carta, molto probabilmente, aveva il solo scopo di rappresentare una scena di vita quotidiana, a noi moderni lontani da tale quotidianità sembra esprimere un aspetto singolare del Bagatto, cioè il desiderio, l’amore per la conoscenza tanto forte alla corte degli Este che Francesco Sforza, ne fu fortemente influenzato durante la sua permanenza giovanile. Il personaggio della carta potrebbe persino dirci, ammonendoci con il suo delicato indice:

“fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e conoscenza”.

Alessandro Magno e Diogene
Delle 14 carte giunte fino a noi dei Tarocchi di Ercole I D’Este, la più curiosa è certamente la carta che raffigura Diogene e Alessandro Magno, sulla quale le congetture si sprecano addirittura. Tanto per cominciare non sappiamo se si tratti della carta del Sole o dell’Eremita, l’unica cosa chiara è che raffigura l’incontro leggendario tra Carlo Magno e Diogene.

Si tratta certamente di una delle leggende più famose della storia della filosofia che ha dato vita a molte e divergenti interpretazioni. Anche le versioni della storia sono molte che se concordano tutte sulla storia generale e che, cioè, Alessandro Magno si sia recato da Diogene per riceverne l’omaggio e ne raccolse il disprezzo. La versione più articolata è quella di Plutarco:

«Poiché molti statisti e filosofi erano andati da Alessandro congratulandosi con lui, questi pensò che anche Diogene di Sinope, che era a Corinto, avrebbe fatto altrettanto. Ma dal momento che il filosofo non gli diede la minima attenzione, continuando a godersi il suo tempo libero nel sobborgo di Craneion, Alessandro si recò di persona a rendergli visita; e lo trovò disteso al sole. Diogene sollevò un po’ lo sguardo, quando vide tanta gente venire verso di lui, e fissò negli occhi Alessandro. E quando il monarca si rivolse a lui salutandolo, e gli chiese se volesse qualcosa, egli rispose “Sì, stai un po’ fuori dal mio sole”. Si dice che Alessandro fu così colpito da questa frase e ammirò molto la superbia e la grandezza di un uomo che non aveva nulla ma solo disprezzo nei suoi confronti, e disse ai suoi seguaci, che ridevano e scherzavano sul filosofo mentre si allontanavano: “Davvero, se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene.»

Da questa leggenda appare chiaro perché ancora si discuta se la carta dei Tarocchi di Ercole I in cui è raffigura questa scena rappresenti il Sole o l’Eremita. Diogene, infatti, era un’eremita molto saggio che, come risaputo indovinate un po’ con cosa ne andava in giro? Con una lanterna, per altro in pieno giorno e alle domande divertite dei concittadini rispondeva che con quella lanterna stava cercando l’Uomo.

19SoleTuttavia, nella carta si vede splendere un grande sole, protagonista tra l’altro dell’aneddoto. Qualsiasi sia, infatti, la versione della storia, quello che Diogene intende dire ad Alessandro è di togliersi dal suo sole (il sapiente si stava crogiolando al sole), di smettere di oscurarlo. La frase è più enigmatica di quanto si pensi perché Alessandro giunge da Diogene come il Sole dei condottieri e Diogene era simbolo del Sole della Ragione. Coerentemente con la sua filosofia il sapiente si stava scaldando al sole, il sole naturale e il sole della sapienza e Alessandro stava turbando tale attività frapponendosi tra lui e l’astro.

Comunque sia, nel Medioevo vi fu un’altra interpretazione di questa favola che divenne allegoria della massima tratta dalle Ecclesiaste (2: 15-17) cioè che tutto ciò che avviene sotto il sole è vanità, anche il pensiero dei sapienti.

Lo stesso insegnamento si ritrova nella carta del Sole del Tarocco Parigino di anonimo del sec. XVII, nel quale una donna si guarda ad uno specchio tenuto in mano da una scimmia (Biblioteca Nazionale, Parigi). Quando manca la consapevolezza che l’eccessiva ricerca della bellezza è vana cosa, la natura umana si abbassa fino al livello di quella animale “poiché, tutto va verso lo stesso luogo, tutto viene dalla polvere e tutto torna in polvere” (Ecclesiaste 3, 20, versione di Re Giacomo).

Per questo motivo, molti commentatori ritengono che questa carta sia da identificarsi con quella del Sole e non dell’Eremita.

Il Matto spogliato dai bambini

00MattoUn’altra carta di questo mazzo degna di nota è quella del Matto, raffigurato completamente nudo ad eccezione di un copricapo a foggia di unicorno, mentre stringe nella destra una banderuola e tre bambini che cercano di togliergli anche la biancheria. Lungi dall’essere infastidito, il Matto sembra quasi danzare e sorride. Anche nei Tarocchi detti di Carlo VI e in realtà ferraresi, il Matto ha un atteggiamento simile, con la differenza che egli indossa, oltre al copricapo asinino anche una giacca e gioca con delle monete, come un giocoliere. Interpretando la figura secondo la mentalità e il simbolismo moderno si è certi di fraintenderla del tutto, attribuendole significati che mai l’artista e i giocatori del tempo si sarebbero sognati. Nell’iconografia medievale e rinascimentale nulla è lasciato al caso, ogni dettaglio è una frase, a volte un intero discorso o una citazione e la figura del Matto è un lungo racconto che principi e villani erano in grado di leggere.

Intanto, il matto non rappresentava il malato di mente, quanto, piuttosto, l’dissennato peccatore che consapevolmente abbandonava la legge divina arrivando a rifiutare l’esistenza di Dio. Avete letto bene, l’ateismo era giudicato un atteggiamento molto irrazionale, dimostrazione che tutto, proprio tutto è relativo sotto il nostro sole. Il copricapo con orecchie asinine indica che il matto è più vicino alla condizione animalesca che a quella umana, egli segue i suoi bisogni, i suoi umori, i suoi istinti e non l’intelletto e la ragione; La banderuola, rappresenta, naturalmente la sua mente mutevole e capricciosa, anche i la presenza dei bambini ha significato simile, così come i bambini esultano e piangono quando viene loro dato o tolto un giocattolo così l’uomo privo di fede affida la sua felicità alla sorte, esulta quando questa gli è favorevole e si arrabbia quando le cose non vanno come lui si aspetta, è dunque capriccioso. Anche il riso del folle è indice di pazzia, poiché come ci insegna Cesare Ripa, nei testi sacri gli uomini savi come Salomone o Gesù non ridono mai. Ultimo elemento importante è la nudità, a questo proposito Cesare Ripa, scrive che “Stoltitia: il Pazzo palesa i suoi difetti ad ogn’uno, & il savio li cela, e perciò si dipinge ignuda & senza vergogna”. Non bisogna però pensare che tale iconografia sia retaggio solo e unicamente del Cristianesimo, tutt’altro, non bisogna dimenticare che nel Medioevo la sapienza greca fu tenuta in grande considerazione e influenzò molto il pensiero dotto. Già Aristotele, ad esempio, assimilava la fanciullezza e la follia.

La galleria
Parlare delle restanti carte occuperebbe certo molto più spazio di quanto sia concesso occuparne all’articolo di un blog, spero che quanto avete letto fin’ora sia bastato a incuriosirvi e appassionarvi. Non so quanti di voi potranno magari un giorno recarsi a New Haven e ammirare dal vivo i Tarocchi di Ercole I D’Este, nel frattempo e per tutti gli altri pubblico qui una galleria delle 16 carte. Vi ricordo, inoltre, che mercoledì 8 aprile 2020, sul canele Youtube, per la rubrica I Luoghi dei Tarocchi, ci recheremo a Palazzo Schifanoia, a Ferrara, luogo che, ha ispirato più di un mazzo di Tarocchi, ultimi, ma solo dal punto di vista cronologico, i Tarocchi dorati del Rinascimento.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Nec spe, nec metu

Bimbasperduta.

Commenta

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: