Carissime amiche e amici, nell’Italia al tempo del covid-19 anche i nostri tour alla scoperta dei luoghi dei Tarocchi si fanno virtuali per rispettare le norme di sicurezza e soddisfare, allo stesso tempo lo spirito ermetico in ciascuno di noi. Ho così pensato di creare un viaggio virtuale alla scoperta di un famoso mazzo storico di Tarocchi, i Tarocchi del Mantegna e, come sempre, dei luoghi che ne custodiscono il segreto.

ruaFratiCopertinaIl mio viaggio comincia, in realtà da un romanzo che ho letto la scorsa estate I Delitti della Rua Frati, di Valeria Menozzi, e che in questi giorni ho riletto per il piacere di fare un viaggio immaginario tra le vie e i palazzi di Modena, respirando l’aria magica, raffinata, surreale che la corte d’Este ha impresso nella città. L’intero giallo si dipana a partire da un misterioso mazzo di Tarocchi appartenuti alla famiglia d’Este.

Da un mazzo immaginario al mazzo reale

In realtà questo mazzo è una pura invenzione letteraria ma, come ogni romanzo horror noir (il titolo è un chiaro omaggio ai Delitti della Rue Morgue di Poe) nasconde un fondo di verità, infatti i duchi d’Este sono stati appassionati giocatori di Tarocchi e hanno commissionato diversi mazzi di carte, delle quali le più famose sono certo i Tarocchi di Ercole I d’Este, conservati a New Haven, presso la Cary Collection of Playing Cards. The Beinecke Library dell’università di Yale. Esiste, poi, un altro mazzo legato in qualche modo alla famiglia d’Este, i cosiddetti Tarocchi del Mantegna. Ho pensato di creare una sorta di pellegrinaggio virtuale nelle città e nei luoghi che possono parlarci di questo straordinario mazzo di carte nella speranza di poterli poi visitare anche fisicamente alla fine di questa pandemia.

tarocchiEste

Tarocchi di Ercole I D’Este

I Tarocchi del Mantegna

I Tarocchi del Mantegna sono due serie di incisioni italiane del XV secolo, che gli storici d’arte hanno attribuito fino al XIX secolo ad Andrea Mantegna, mentre ora si ritiene che gli autori siano due differenti artisti rimasti ignoti: sono stati ipotizzati anche i nomi di Parrasio Micheli, Baccio Baldini e altri artisti della scuola del Mantegna, ma senza prove a sostegno.

Come ormai saprete i Tarocchi non avevano inizialmente una funzione divinatoria e neppure una funzione principalmente magica erano, infatti, un mazzo di carte da gioco, inizialmente riservato alle corti del Nord Italia e successivamente passati anche nelle osterie. Il mazzo attribuito al Mantegna, tuttavia, differiva dai classici mazzi di Tarocchi, si pensa che sebbene fosse un mazzo da gioco il suo scopo fosse principalmente educativo; a sostenere tale ipotesi è soprattutto Giordano Berti, uno tra i massimi esperti di storia della divinazione e dell’esoterismo in Italia. Egli spiega in diverse occasioni che la struttura portante dei Tarocchi del Mantegna, nel gioco dei rimandi tra i cinque gruppi, trova una precisa corrispondenza con opere morali e filosofiche medievali; per esempio, nel convivio di Dante Alighieri, dove le 10 Sfere celesti sono poste in relazione con le 10 Arti. In un affresco di Andrea di Buonaiuto, Trionfo di san Tommaso d’Aquino, nel Cappellone degli Spagnoli (circa 1360) in Santa Maria Novella a Firenze, la fascia inferiore mette in relazione le Arti liberali e i Pianeti, seguendo una tradizione che può essere fatta risalire fino a Macrobio (V secolo). L’umanista Coluccio Salutati (1331-1406) collegò invece le Arti liberali con le Muse. 

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I Tarocchi del Mantegna e Modena

Ora, che legame c’è tra Modena e i Tarocchi del Mantegna? In realtà di queste carte esistono solo pochi esemplari, frammenti del mazzo, una due carte, sparse per i musei d’Europa. La versione più completa e anche più antica è formata da 28 fogli incisi a bulino di proprietà della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano, della quale parleremo nell’ultima tappa del nostro tour. La parentela di Modena con i Tarocchi del Mantegna è apparentemente lontana. Nei Musei Estensi di Modena è conservato un magnifico libro miniato il De Sphera, opera del 1230 circa, fu in assoluto il trattato di astrologia più diffuso nel Medioevo. Si tratta dell’opera più importante di Giovanni Sacrobosco il titolo originale è Tractatus de sphaera ma è noto anche come De sphaera mundi o semplicemente De sphaera. Usato in tutte le università, il manoscritto fu copiato molte volte prima dell’invenzione della stampa. La prima copia stampata apparve proprio a Ferrara nel 1472. La copia conservata a Modena fu commissionata per la corte milanese degli Sforza, come risulta dagli stemmi sforzeschi e viscontei riportati nel quarto foglio (4r). Per via degli scambi culturali con la famiglia estense, il De Sphaera approdò alla corte di Ferrara, probabilmente nel 1491 al seguito di Anna Maria Sforza in occasione del suo matrimonio con Alfonso I d’Este, come dono di nozze da parte di suo padre Galeazzo. Insieme ad altri codici, come la Bibbia di Borso d’Este, il manoscritto avrebbe seguito le sorti della casata venendo trasferito a Modena, dove intorno al 1770 Gerolamo Tiraboschi lo avrebbe riadattato, privandolo della sua originaria rilegatura in velluto.

Il Tractatus de sphaera, essenzialmente basato sull’Almagesto di Tolomeo, è diviso in quattro capitoli: il primo tratta la struttura generale dell’universo; il secondo le sfere celesti; il terzo la rotazione giornaliera del cielo e le zone climatiche terrestri; il quarto i movimenti dei pianeti e le eclissi. La sua struttura, per certi versi ricorda la struttura dei Tarocchi del Mantegna, c’è chi ipotizza che il mazzo possa essersi in qualche modo ispirato proprio al De Sphera. In realtà tanto il De Sphera, quanto i Tarocchi del Mantegna riportano semplicemente la concezione del cosmo accettata nel medioevo. È importante ricordare che il De Sphera non era un testo magico bensì un testo scientifico, come già detto, studiato nelle università. Questo potrà far sorridere alcuni ma i più attenti sanno che ciò non era certo dovuto a ingenuità o mancanza di razionalità quanto, piuttosto, a una diversa concezione del mondo. Il De Sphera può oggi aiutarci a comprendere meglio i Tarocchi del Mantegna e i Tarocchi del Mantegna possono oggi essere uno strumento di apprendimento nello studio dell’Astrologia Classica, in fondo, furono disegnati più o meno con questo scopo, erano, come molti altri mazzi di carte coevi, una sorta di Sapientino ante-litteram attraverso i quali i giocatori potevano apprendere l’ordinamento del cosmo, le arti, la società e la teologia del tempo divertendosi.

Il Museo di Modena, summa del patrimonio degli Estensi

Gli Este non furono dei semplici mecenati, ma furono sempre attivi nella diffusione della cultura, consapevoli che questa fosse portatrice di benessere, ricchezza, forza e abbondanza. Negli anni in cui governarono Ferrara resero la città una delle più ricche ma soprattutto moderne d’Europa. Nel 1598, gli Estensi dovettero abbandonare l’amatissima Ferrara, ritornata sotto il controllo papale e Modena divenne capitale del Ducato; naturalmente, anche qui ripeterono il miracolo di Ferrara rendendo la città semplicemente gloriosa.

Le Gallerie Estensi sono la summa del patrimonio lasciato da questa nobile famiglia all’intero territorio emiliano, accanto alle collezioni di pittura, che comprendono pregevoli dipinti realizzati fra il XIV e il XVIII secolo, spiccano le collezioni di sculture in marmo e terracotta, di oggetti d’arte applicata, di manoscritti, incunaboli, carte geografiche e musicali, oltre alle raccolte archeologiche provenienti dagli scavi che, dal XIX secolo, hanno riportato alla luce la Mutina romana.

Il mecenatismo di questa grande famiglia fu tale che il Museo Estense ha ben tre sedi in Italia, una è, come abbiamo appena visto, a Modena, le altre due si trovano a Sassuolo e naturalmente anche a Ferrara, che visiteremo virtualmente mercoledì 8 aprile.

Prima di lasciarvi vi ricordo che è possibile effettuare una visita virtuale in tre D della galleria estense semplicemente registrandosi sul sito del museo, a questo punto vi lascio il link al video che completa la nostra visita virtuale.

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