giochi_di_fortunaDal 17 al 23 dicembre, nell’antica roma, si celebravano i Saturnali, feste in onore del Dio Saturno, divinità italica antichissima, di carattere agricolo, legata all’Età dell’Oro. Si pensava che dal 17 al 23 dicembre il di Saturno tornasse tra gli uomini, la sua statua veniva sbendata ed esposta nel tempio, tutte le attività solite erano sospese a simboleggiare il ritorno al tempo primordiale, si accendevano candele, ci si scambiavano regali e si giocava a dadi per predire la sorte.

Sorte e Saturnali

Può sembrare strano che il Solstizio d’Inverno sia collegato alla Divinazione ma tutti i Capodanni sono da sempre momenti di ritorno al caos primordiale, finestre aperte sul tempo capaci di metter in comunicazione i mondi e di connetterci con le misteriose forze che scelgono e regolano il nostro posto nel mondo.

Può sembrare che il capodanno al 31 gennaio sia una scelta arbitraria e relativamente recente ma essa ha invece radici talmente antiche da perdersi nella notte dei tempi.

Nell’Antica Roma, il calendario aveva 10 mesi dei quali Dicembre era l’ultimo, come dice il suo stesso nome. In un tempo molto antico, Gennaio e Febbraio erano il periodo della notte Artica, un tempo senza tempo di buio e freddo, solo in seguito furono rispettivamente dedicati al Giano, Dio del Passaggio e alle purificazioni, in latino Februa, in attesa dell’inizio d’anno vero e proprio, dedicato al Dio Marte, padre dei gemelli Romolo e Remo.

Come tutti sanno, Dicembre era il mese in cui, per dieci giorni veniva celebrato il ritorno del Dio Saturno sulla Terra. Il Saturno non deve essere confuso con il greco Cronos, infatti le due divinità saranno assimilate solo in un secondo momento. Inizialmente Saturno è una divinità benefica, l’entità superiore che attraversa le acque, cioè la notte e la confusione-caos successiva alla dissoluzione del vecchio cosmo, per approdare alla nuova sponda, in altre parole alla luce del nuovo cosmo, del nuovo creato. Si tratta di una divinità italica talmente antica che gli stessi Romani ignoravano l’origine della sua festa, inoltre è avvolta dal mistero rituale, Macrobio, fa dire ad uno dei suoi personaggi, a proposito dei Saturnali: «il diritto divino non mi permette di rivelare nozioni connesse alla segreta essenza della divinità: posso esporne soltanto la versione mista ad elementi mitici o divulgata dai fisici. Quanto alle origini occulte e promananti dalla fonte della pura verità, non si possono illustrare nemmeno durante le cerimonie sacre; anzi, qualora si giunga a conoscerle, è obbligo tenerle ben nascoste dentro di sé.»

14781236192922Solve et coagula

Sebbene Saturno e Cronos siano divinità così diverse i Romani le assimilarono a causa dell’iconografia coincidente e della quale, data l’antichità del Dio Italico si era quasi persa memoria. Sia Cronos, sia Saturno, infatti, posseggono una falce, ma mentre per il primo essa è lo strumento usato dal Dio per evirare suo padre Urano, per Saturno essa è analoga al lituus, il bastone ricurvo, il più famoso segno di vaticinio e poi di regalità. E se si considera che la Fortuna romana è espressione di una volontà divina e non del capriccio del caso, si intuisce la stretta connessione tra Saturno, il vaticinio.

I Saturnali, quindi, sono il momento della dissoluzione e della creazione del cosmo, il momento in cui ciascun elemento, piante, uomini, oggetti escono dal caos indeterminato per prendere il loro posto nell’ordine cosmico, è questo il significato della divinazione durante i Saturnali e un po’ in tutti i capodanni. Per questo, ancora oggi i rotocalchi e le trasmissioni più popolari pubblicano gli oroscopi e le predizioni per l’anno nuovo. Si tratta del bisogno ancestrale di conoscere quale sarà il nostro posto nel cosmo appena ri-creato.

Offerte votive e giochi con pedine

Ma come si esprimeva questo bisogno ancestrale durante i Saturnali?

Esso era espresso tramite una serie di piccoli riti che ancora oggi caratterizzano le feste natalizie e che tutti insieme concorrevano a creare una catarsi che aiutasse a comprendere e accettare il proprio posto nell’ordine cosmico. Uno di questi riti era quello di portare al Tempio di Saturno e di Ade delle statuette di argilla e delle candele che Macrobio aveva interpretato come surrogati di sacrifici umani ma che erano in realtà connessi con il gioco, come ci rivelano le tradizioni arcaiche, infatti, secondo Margarethe Riemschneider: «Di conseguenza l’oracolo pretende che alle feste si portino a Ade o al padre di questo, Kronos, teste e uomini, cioè pedine, che nel folklore diventano candele e statuette di argilla» In questa luce si situa l’usanza romana di permettere il gioco d’azzardo soltanto durante i Saturnali.

26b3d37e406b91f45ecf17729e4fef6eIl gioco d’azzardo, infatti, era un atto rituale in stretta connessione col dio, e soltanto a poco a poco, dopo modifiche e aggiunte, venne introdotto nel banchetto privato e considerato un divertimento. È noto, infatti, che inizialmente, il gioco d’azzardo era prerogativa degli Dei o dei Re che erano, guarda caso, loro rappresentanti in terra degli dèi. In quest’ottica, la fortuna del giocatore non è legata, per loro, al capriccio della sorte ma è piuttosto l’espressione del volere degli dèi. L’andamento del gioco, la vittoria e la perdita sono quindi da considerarsi come un vaticinio, una risposta divina ad un quesito.

Il più antico rito divinatorio collegato a Saturno e alla “fortuna” era giocato con i dadi, ma già i Romani avevano quasi perso memoria della sua natura magico-religiosa e lo  consideravano un divertimento non più riservato ai re e agli alti sacerdoti, ma diffuso presso tutti i ceti sociali. Il rito originale prevedeva il lancio di tre dadi e l’interpretazione
delle 216 combinazioni possibili. Il rito originale e completo dell’astragalomanzia è andato perduto, mancano specialmente i significati delle 216 combinazioni, per questo motivo ho elaborato un gioco divinatorio con i dadi, basandomi sul simbolismo del dio Saturno, sulla numerologia pitagorica e sulle associazioni numeriche con i pianeti che ho pubblicato sull’Agenda della Mela, come rituale divinatorio di celebrazione del Solstizio d’Inverno.

Questo tipo di divinazione è conosciuta con il termine di Astragalomanzia, parola proveniente dal greco astragalos (αστράγαλος) perché inizialmente per questa divinazione erano usati come sortes, gli astragali (αστράγαλοι), cioè due ossicini del tallone di una pecora con quattro facce sui quali erano incisi dei segni. Presto gli astragali furono riprodotti anche in bronzo, legno e avorio e si evolsero nei dadi a sei facce, per questo, ancora oggi, la divinazione con i dadi può essere chiamata Astragalomanzia, Cibomanzia (da chibos, κύβος, dado) o Cubomanzia.

roll-the-dice-1502706_1920bisLa cubomanzia si evolse, poi, in una sorta di gioco da tavola in cui le pedine si muovono secondo le indicazioni del dado. Non trovate che sia molto suggestivo giocare a monopoli o al gioco dell’Oca nelle fredde sere di dicembre? Potete rendere il gioco ancora più magico chiedendo, ad inizio partita, che Saturno vi sveli il vostro posto nel nuovo cosmo, non dimenticate, ovviamente, di accendere una candela per il Dio, magari color oro, simbolo dell’epoca aurea. Durante il gioco dimenticate della domanda ma siate presenti e attenti e potrete trarre molta saggezza e molte indicazioni.

Nec spe, nec metu
Irene Angelini

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