6083176-9079415Oswald Wirth è uno di quegli autori che un buon cartomante dovrebbe leggere almeno una volta nella vita, ed io, che sono curiosa come un criceto esploratore e pignola una rondine che fa il nido non solo l’ho letto ma ho anche sperimentato quanto il Wirth afferma impegnandomi negli esercizi e applicando le speculazioni che lui propone ne “I Tarocchi” in Italia Edito da Meditarranee.

Non che fossi completamente d’accordo con la sua visione dei Tarocchi ma proprio per questo ho deciso di sperimentare il suo metodo e la sua visione, metterla alla prova, lasciare che sgretolasse molte mie certezze così da far emergere nuove visioni e consapevolezze e così è stato. Proprio partendo dai metodi di lavoro di Osval Wirth ho creato delle meditazioni strutturate in diversi livelli di complessità che mi hanno permesso di trovare delle mie chiavi di lettura dei Tarocchi e sia come strumento divinatorio sia come strumento di crescita personale e iniziatica.

Il metodo di lavoro sul quale mi sono concentrata maggiormente è quello denominato “Jakim e Boaz” o “Delle due Vie, la Dorica e la Ionica. L’ho utilizzato per anni, cambiando punti di vista e combinazioni fino a trovare un mio personale metodo di lavoro che si libera dell’atteggiamento eccessivamente giudicante del suo autore e ho creato diverse meditazioni in vari step, dal più semplice al più complesso, che aiutino l’adepto a giungere al cuore delle carte.

Finalmente mi sento pronta a condividere con il mondo esterno le mie conclusioni e i miei risultati attraverso un video che pubblicherò tra pochi giorni sul mio nuovo canale Youtube, nel frattempo, vi invito a leggere la prima parte del metodo di lavoro delle Due Vie proposto dal Wirth, così la meditazione che vi proporrò sarà più chiara e anche perché partendo da questa fonte potrete magari creare una meditazione tutta vostra e chissà condividerla sul blog così da arricchire il percorso comune.

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Jakim e Boaz, le due Vie dell’iniziazione

Quanto segue è tratto da “I Tarocchi” di O. Wirth edizioni Mediterranee.

[…] La fila superiore corrisponde alla cosiddetta Via secca, solare, maschile ed esteriore; in definitiva la via attiva. Per affrontare questo cammino, è necessario che la persona sia dinamica, sicura, forte e responsabile, che abbia fiducia nelle proprie capacità, e che sia in grado di portare avanti i propri progetti con logica, dosando le forze. La fila inferiore corrisponde invece alla Via umida, lunare, femminile, interiore. In definitiva, questa è la via passiva, percorribile con intuito e sensibilità attraverso il misticismo, la meditazione, l’interiorizzazione, la disponibilità verso il prossimo e l’illuminazione intesa come dono ricevuto da Dio.

La via attiva va dalla teoria Arcano I (1 – il Bagatto) all’ esperienza, Arcano XI (11 – la Forza); la via passiva percorre il sentiero opposto e va dall’ esperienza Arcano XII (12 l’Appeso) all’ astrazione e la teoria Arcano 0 (il Matto). In entrambe le vie, l’asse verticale formato dall’ Arcano VI (6 gli Amanti) e XVII (17 le Stelle), separa le carte associate ai risultati esperienziali da quelli associati ai risultati teorici e astratti e rappresenta il punto di svolta di ciascuna via.

Come determinare questo duplice significato generale? A prima vista, siamo tentati di attribuire alla prima fila un senso favorevole, ed alla seconda un senso sfavorevole; ma se osserviamo più attentamente ci rendiamo conto della realtà. Non si tratta, in effetti, di bene e male, ma di attività e di passività.

I primi undici arcani segnano la carriera di un agente estremamente attivo, cosciente e autonomo; gli altri undici presentano invece un soggetto passivo, inconscio, sensitivo o impulsivo e privo di iniziativa. Ma anche qui non bisogna attribuire alla passività un aspetto esclusivamente negativo.

L’iniziazione distingue due vie, che vengono chiamate:

Secca, maschile, razionale o dorica,
e umida, femminile, mistica o ionica.

La prima di queste vie è basata sull’ esaltazione del principio dell’iniziativa individuale, sulla ragione e sulla volontà. È adatta al saggio, che è sempre pienamente padrone di se stesso, e che conta esclusivamente sulle risorse della propria personalità, senza aspettarsi aiuto da influenze esteriori. La seconda è esattamente il contrario della prima. Invece di sviluppare ciò che ha in sé, e di dare, nella piena espansione delle energie intime, il mistico si preoccupa, di mettersi nello stato di ricevere nella piena misura d’una ricettività coltivata con cura.

L’asse dei Tarocchi

Questa distinzione fondamentale si riflette nei Tarocchi: le due metà corrispondono alle colonne del Binario, all’Uomo e alla Donna; allo Spirito, fuoco interiore che agisce, e all’Anima vapore esteriore e sensitivo; allo Zolfo degli alchimisti e al loro Mercurio.

Ognuna delle file dei Tarocchi è divisa in due parti eguali dagli arcani 6 e 17, che sono preceduti e seguiti da gruppi di cinque arcani. Bisogna quindi cercare, da una parte, il significato dei due arcani mediani (6 e 17) e, dall’ altra, il significato dei quattro gruppi di cinque arcani.

Ora, in entrambe le vie iniziatiche si distinguono due fasi: la prima è la fase della preparazione e dello studio, mentre la seconda è la fase dell’applicazione e della realizzazione. Ne deriva il quadro seguente: dueVie

Osserviamo che, nell’ iniziazione maschile o dorica, la teoria precede la pratica, mentre nell’ iniziazione femminile o ionica si verifica l’inverso, poiché il soggetto passivo è spinto ad atti realizzatori prima di poter comprendere.

Per svolgere un’attività cosciente (dorismo) bisogna incominciare con l’acquisire le conoscenze che si riferiscono agli arcani 1, 2, 3, 4 e 5. Quando l’istruzione è completata, una prova morale rappresentata dall’ arcano 6 permette, se superata con successo, di passare alle realizzazioni pratiche indicate dagli arcani 7, 8, 9, 10 e 11.

Nel campo della passività (ionismo), l’abbandono mistico si traduce immediatamente in opere raffigurate dagli arcani 12, 13, 14, 15 e 16; poi, grazie alle influenze esteriori cui allude l’arcano 17, si determina un’illuminazione progressiva, le cui fasi si riflettono negli arcani 18, 19 20 21 e 0.
Ciascuno a suo modo, gli arcani 6 e 17 stabiliscono un legame, da una parte tra l’apprendimento teorico e il lavoro applicato del dorismo e, d’altra parte, tra la pratica spontanea e il discernimento a posteriori del ionismo.
Non insisteremo in questa sede sulle caratteristiche delle due grandi vie dell’iniziazione, poiché l’attenzione del lettore non potrebbe concentrarsi sui quattro gruppi di cinque arcani che forniscono la chiave della decifrazione del complesso dei Tarocchi. Questi gruppi hanno un’importanza estrema, a causa della loro coordinazione, grazie alla quale si comandano reciprocamente per quanto riguarda il significato dei loro arcani omologhi. Ne consegue che, quando viene decifrato il primo gruppo, tutti gli altri si spiegano razionalmente per analogia e per trasposizione, come dimostreremo fra poco.

Il primo gruppo di arcani

La Papessa (2) e l’Imperatrice (3) corrispondono all’Imperatore (4) e al Papa (5). Questo gruppo di quattro arcani si distacca dal Bagatto (1), il che ci induce a considerarlo in antagonismo con gli arcani seguenti. Nella fase preparatoria o teorica dell’iniziazione dorica, essi contrappongono la quadruplicità all’unità. Ora, nello studio e nella preparazione intellettuale, l’unità appartiene al soggetto pensante. Possiamo quindi vedere nel Bagatto (1) la personificazione dell’io, principio cosciente, punto di partenza di ogni iniziativa. È il soggetto semplice della conoscenza, il cui oggetto multiplo è raffigurato dai quattro arcani simmetrici.
Questi arcani comprendono due uomini e due donne che sono investiti di funzioni laiche e religiose.
I sessi possono riferirsi soltanto alle conoscenze induttive o deduttive: l’intuizione è conforme all’ intelligenza femminile, mentre l’intellettualità maschile eccelle soprattutto nella deduzione. Le funzioni, d’altra parte, evocano l’antica distinzione delle scienze in sacerdotali, metafisiche o astratte, e reali, fisiche e concrete; questo ci conduce alle interpretazioni seguenti:

Papessa (2) Conoscenze sacerdotali induttive; Metafisica intuitiva; Fede razionale o Gnosi.
Imperatrice (3) Scienza reale induttiva; Fisica; Osservazione della natura concreta.
Imperatore (4). Scienza reale deduttiva; Matematica e scienze esatte applicate a tutto ciò che è concreto.
Papa (5). Conoscenze sacerdotali deduttive; Filosofia religiosa; Ontologia, Cabala, Esoterismo.

Le trasposizioni rivelatrici

L’arcano 6 (Innamorato) segna il passaggio dalla teoria alla pratica, dallo studio preparatorio all’ applicazione. Collega 5 a 7, mentre il Carro (7) allude all’ applicazione del sapere e delle qualità morali dell’iniziato completamente istruito, raffigurato dal Papa (5). Un rapporto analogo esiste fra gli arcani 8 e 4, 9 e 3, 10 e 2, 11 e 1. Ogni volta, l’arcano del secondo gruppo applica praticamente ciò che l’arcano omologo corrispondente del primo gruppo realizza solo in potenza o in teoria. La fila passiva dei Tarocchi offre, per così dire, un’immagine invertita della fila attiva; quindi si possono indicare con il seguente schema le relazioni da stabilire nel complesso dei 22 arcani;

dueVieAccoppiamenti

Il secondo gruppo di arcani

La dottrina trascendente e astratta, proclamata dal Papa (5) dall’ alto della sua cattedra immobile, è applicata dal Trionfatore del Carro (7) che percorre il mondo su di un trono mobile. Dovunque, questo ministro intelligente adatta l’ideale alle necessità pratiche: affronta la realtà brutale e la trasforma attraverso la conciliazione dei contrari: spirito e materia, egoismo e altruismo. È un arbitro, un pacificatore, un saggio che regna grazie al suo sapere e alla sua autorità morale.
L’esattezza matematica (Imperatore, 4) si traduce, nel campo morale, nella Giustizia (8), poiché “la giustizia non è altro che la matematica in azione, in applicazione”, come ha osservato molto a proposito Berthault-Gras, seguace della filosofia di Fourier, citato da Lacuria. La scienza reale deduttiva insegna a realizzare l’ordine; mette ogni cosa al suo posto, assicurando così la stabilità, l’equilibrio, il funzionamento regolare. Si può quindi accostare l’arcano 8 alla saggezza conservatrice, amministrativa e governativa.
La scienza reale induttiva (Imperatrice, 3) è coltivata dall’Eremita (9), personificazione del sapiente, che scopre progressivamente e con estrema prudenza i misteri della natura.
La Ruota della Fortuna (10) promette riuscita nella vita pratica a che sa applicare le facoltà intuitive (Papessa 2). Bisogna essere indovini per beneficiare dell’alternarsi della sorte.
La Forza (11) è appannaggio del Bagatto (1) che ha realizzato integralmente il suo pragramma.

Terzo gruppo

I primi cinque arcani, rovesciati nel loro significato, spiegano gli arcani 0, 21, 20, 19 e 18.
Il Matto (0), contrariamente al Bagatto (1), è un essere vuoto, il cui io, privo di iniziativa propria, subisce senza controllo tutte le influenze esteriori.
Il Mondo (21) rappresenta il Grande Tutto, che agisce sul sensitivo e lo rapisce in estasi. Le facoltà estatiche sono, al passivo, ciò che l’istituzione (Papessa, 2) è all’attivo.
Il Giudizio o Angelo (20) oppone la spontaneità dell’ispirazione agli studi laboriosi e pazienti comandati dall’Imperatrice (3), personificazione delle scienze reali induttive.
Il Sole (19) è la fonte di quella luce spirituale che illumina l’artista e il poeta. L’Illuminazione geniale è in antagonismo con l’esattezza matematica (Imperatore, 4), eppure l’arte obbedisce a regole rigorose che, consciamente o no, la sottomettono alla legge dei numeri.
Nell’ordine attivo, la sintesi intellettuale è puramente razionale (Il Papa, 5); nell’ordine passivo è immaginativa, la Luna (18) diffonde un chiarore incerto e spesso ingannevole, come i miraggi dell’immaginazione.

Quarto gruppo

Le Stelle (17) sono quelle del destino: determinano la sorte dell’essere passivo che non ha saputo scegliere la propria via, come deve fare l’iniziato dorico, rappresentato dall’Innamorato (6), chiamato, come ercole al bivio a pronunciarsi per il Vizio o la Virtù.
Un’immaginazione esaltata (Luna, 18) concepisce progetti stravaganti, la cui realizzazione può portare soltanto ad un insuccesso, raffigurato dalla Torre (16) che allude ad ogni impresa chimerica destinata a finire in modo contrario al trionfo (Carro, 7).
Colui che ha i doni dell’artista (Sole, 19) è adatto a praticare le arti occulte. Con i suoi incantesimi, agisce sull’anima del mondo, agente magico simboleggiato dal Diavolo (15). Questo arcano contrappone il turbamento, lo scatenamento degli istinti irrazionali alla calma normale e logica della Giustizia (8).
L’ispirato (Giudizio, 20) non è ricettivo soltanto dal punto di vista intellettuale; se si applica alle opere, attira a sé il fluido vitale universale ed è in grado di trasmetterlo ad altri. E’ appunto questo fluido che la Temperanza (14) travasa da un’urna all’altra. Bagnarsi nelle onde di un oceano fluidico è d’altra parte il contrario di ciò che fa l’Eremita (9), che si rinchiude nel più stretto isolamento.
All’estasi ( Mondo 21) si ricollega il potere d’evocazione che dà una nuova vita a ciò che la Morte (13) ha falciato. L’antagonismo degli arcani 10 e 13 balza subito agli occhi: essi figurano fortuna e la fatalità della sventura. L’Appeso (12) rappresenta l’essere che si sacrifica rinunciando a se stesso a tutto a beneficio degli altri. La passività del Matto (0) assume qui un carattere sublime: realizza la Grande Opera, il cui compimento segna il termine della via mistica, mentre abbiamo visto che la via naturale o positiva conduce alla Forza (11).

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Il Wirth continua ancora accoppiando i Tarocchi antagonisti e scovando nuove chiavi di lettura, come nel caso della lettura lineare delle due file di arcani, anche in questo caso il contributo più prezioso del Wirth è, almeno per quel che mi riguarda, svelare un metodo di lavoro per trovare mille chiavi di lettura e associazioni e che è diventato uno dei pilastri portanti della mia Scuola di Divinazione Naturale.

Nec spe, nec metu
Irene.

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