In questo viaggio nel tempo, ala scoperta delle profetesse più importanti della storia, la nostra seconda tappa è nel XII secolo, per conoscere una delle donne più famose di tutto il Medioevo: Ildegarda di Bingen.

Nacque, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Höhe, vicino ad Alzey, nell’Assia-Renana, nell’estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme.

Le visioni di Ildegarda sarebbero iniziate in tenera età e avrebbero contrassegnato tutta la sua esistenza. All’età di otto anni, a causa della sua cagionevole salute, era stata messa nell’Abbazia di Disibodenberg dai nobili genitori, Ildeberto e Matilda di Vendersheim, dove fu educata da Jutta di Sponheim, giovane aristocratica ritiratasi in monastero. Prese i voti tra il 1112 e il 1115 dalle mani del vescovo Ottone di Bamberga.

Ildegarda studiò sui testi dell’enciclopedismo medievale di Dionigi l’Areopagita e Agostino. Iniziò a parlare – e a scrivere – delle sue visioni (che definiva «visioni non del cuore o della mente, ma dell’anima») solo intorno al 1136 quando aveva ormai quasi quarant’anni.

Kloster_RupertsbergTrasferitasi nel monastero di Rupertsberg, da lei stessa fondato nel 1150, si dice facesse vestire sfarzosamente le consorelle, adornandole con gioielli, per salutare con canti le festività domenicali. Nella sua visione religiosa della creazione, l’uomo rappresentava la divinità di Dio, mentre la donna idealmente personificava l’umanità di Gesù. Nel 1165 fonderà un’altra abbazia, tuttora esistente e floridissimo centro religioso-culturale, ad Eibingen, sul lato opposto del Reno. L’abbazia è visitabile, e nella chiesa si possono ammirare gli affreschi che ritraggono i momenti più salienti della vita di Ildegarda e i segni straordinari che accompagnarono il momento del suo trapasso, avvenuto il 17 settembre 1179.

Per certi versi Ildegarda è simile alle sacerdotesse oracolari greche, ella ospita in sé il divino in misura diversa dalla gente comune, Gli presta la sua voce e il suo intelletto, si fonde con esso, se ne rende strumento docile e integerrimo, incorruttibile. Spesso afferma con orgoglio di essere solo una donna e ribadisce la propria mancanza di istruzione. Alle donne, infatti, non erano impartiti insegnamenti intellettuali, Ildegarda aveva imparato da Jutta appena a leggere e scrivere un latino semplice e grezzo strettamente sufficiente a recitare i salmi e svolgere le mansioni richieste dal velo. La sua conclamata ignoranza, perciò, è la prova della sua elezione, da parte di Dio, a profetessa. La sua saggezza non può che provenire da Dio, la sua parola è quella di Dio stesso e con tale autorità si rivolgerà ai grandi della terra siano essi papi o imperatori e la stessa dolcezza e misericordia divina aleggerà sulle sue labbra quando pregherà con i deboli e gli umili e si recherà ai capezzali per curare i malati. Hildegard_von_Bingen.jpgA differenza delle sacerdotesse antiche, infatti, Ildegarda è anche medico e ricopre un ruolo molto attivo nel suo sacerdozio. Non solo, infatti, viaggia molto, compone e declama sermoni ma opererà anche esorcismi fino a pochi mesi prima della sua morte. Come dicevo Ildegarda è anche medico, sebbene ella non abbia appreso la sua scienza sui libri ma, appunto, attraverso le visioni, l’osservazione diretta della natura e la pratica empirica. Diversamente dalle profetesse che l’hanno preceduta Ildegarda sviluppa una sua teologia che declina tutta al femminile, un femminile a volte progressista e sempre luminoso. Ho detto che si dice usasse abbigliare le sue consorelle in modo sfarzoso ciò è conforme alle sue magnifiche visioni in cui le figure teologiche come l’amore, la fede, la sapienza, la Vergine, Eva, Dio stesso e Gesù appaiono con sembianze di donne splendenti riccamente abbigliate e adorne di perle e pietre preziose. Eppure la badessa di Bingen ebbe una vita frugale, non cercò il benessere materiale né fu mai tentata da avidità di potere. La spiritualità di Ildegarda pervadeva ogni istante della sua vita. Tutto per la veggente era simbolo e tutto, perfino l’atto sessuale era pervaso, sebbene in minima parte, dalla luce divina. Ildegarda vede Dio e lo Spirito in ogni cosa, anche nella più abietta. Ella non può concepire l’assenza di Dio, al massimo considera che in alcune cose particolarmente materiali come il sesso e gli altri piaceri della carne la luce divina sia più soffusa, sfumata ma mai del tutto assente. Ildegarda si muove nel mondo circondata dall’aura di grazia delle vergini di Dodona, con l’impeto selvaggio delle orsacchiotte delle Bauronie, è invasata come la Pizia di Delfi e, in più, cura come i sacerdoti di Epidauro. I suoi 81 anni di vita sono talmente intensi, che ancora oggi vengono scritti decine di libri su questa donna che, oltre che dottore della Chiesa, medico e veggente, fu anche drammaturgo, compositrice musicale e poetessa. Dovendo perciò scegliere di presentarvi la minima parte di Ildergada ho scelto di condividere con voi quanto confidò al suo ultimo segretario Gilberto di Gebloux, inizialmente un estraneo, ma presto grande amico e confidente come solo Volgen, prima di lui, era stato. Alle appassionate e precise domande di Gilberto circa le sue visioni e la sua opinione sulla scienza e sul mondo Ildegarda risponde:

Le parole che dico non provengono da me, ma io le vedo in una suprema visione […]. L’uomo è una realtà celeste e terrestre insieme: attraverso la buona scienza dell’anima razionale è divino, ma attraverso la cattiva scienza si immiserisce e si oscura. Quanto più conosce se stesso tanto più grandemente ama Dio. […]. Io sono sempre oppressa dal timore e so bene di non avere in me nessuna capacità. Alzo allora le mie mani verso Dio, quasi fossero piume senza peso né forza, volteggianti nel vento, per farmi sorreggere da Lui.

L’uomo è carente sia nell’anima che nel corpo e io, essere umano, non posso quindi vedere chiaramente con i miei sensi e il mio spirito. Fino dalla mia infanzia, quando ero debole di ossa e di nervi e soffrivo nel sangue, sempre fin da allora, ho ricevuto le visioni e questo continua ancor oggi che ho più di settanta anni. Per volontà divina il mio spirito nella visione sale in alto fino alle stelle in un’aria diversa, si dilata e si spande sulle terre, alto sopra le differenti regioni, in luoghi lontani. Allora vedo diversamente e guardo le vicende mutevoli delle nubi e delle altre creature […]. Con gli occhi aperti non perdo mai coscienza e guardo la realtà da sveglia, giorno e notte. Sovente sono malata e oppressa da forti dolori che sembrano annunciarmi la morte, ma finora Dio mi ha aiutato.”

Ho scelto questo brano perché è la puntuale descrizione della veggenza. Sono certa che quanti tra voi praticano la divinazione si sono ritrovati, seppure con le dovute differenze di forma e di linguaggio, nelle parole di Ildegarda almeno in parte.

Non penso che ci sia molto da aggiungere alla descrizione di questa esperienza quanto, invece, ci sia da rifletterci su. Penso sinceramente che valga la pena meditare sul discorso di Ildegarda che apre una finestra su cosa sia, almeno secondo la mia opinione, la divinazione.

Nec spe, nec metu
Bimbasperduta

Fonti: Donne sante, donne streghe – di P. Giorgi; Medioevo al femminile di F. Cardini, C. Leonardi, F. Bertini; Oracoli di P. Vandenberg; Il Libro delle Creature di I. di Bingen; Wikipedia; Donne e Rituali nella città della Grecia.

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