In divinazione l’Imperatrice raffigura, tra le altre cose, gli artisti, in particolar modo gli attori e i lavori connessi al teatro; per molto tempo ho creduto, come molti penso, che ciò fosse dovuto al fatto che essa raffigura l’intelligenza emotiva e la creatività ma poi ho visto una statua di Melpomene, Musa della tragedia e degli attori e mi si è aperto un mondo.

Melpomene nella Grecia antica

0858c6266fc20e92Secondo il mito tramandato da Omero le Muse erano nove e figlie di Zeus e Mnemosine, Dea della Memoria. Le nove sorelle che vivevano sul monte Parnaso e con il loro soave canto, accompagnato dalla lira di Apollo (detto per questo musagete), allietano il cuore degli Dei, facendo dimenticare ogni tipo di preoccupazione e tristezza. Erano anche considerate le divinità ispiratrici oltre che del canto anche di tutte le altre arti, generi poetici e attività intellettuali. Per questo erano invocate dai poeti e dagli artisti come ispiratrici dei loro versi e tutti coloro che osavano sfidarle erano destinati ad una fine terribile.

Originariamente Melpomene era la musa del canto e dell’armonia musicale ma presto divenne la musa della tragedia, probabilmente a causa del suo rapporto con Dioniso, e sotto questa veste ci è più nota oggi.

Il suo nome è derivato dal verbo greco “Melpo” “melpomai” che significa “per festeggiare con danze e canti”. Melpomene è raffigurata riccamente vestita, dallo sguardo grave e severo, di solito ha in mano una maschera tragica e calzata di coturni, tradizionali sandali tragici, con in mano uno scettro ed un pugnale insanguinato. Con ciò, la musa indica che la tragedia è un’arte molto difficile che richiede ingegno eccezionale e una fantasia vigorosa.

I poeti greci e romani che la invocavano perché la Dea li ispirasse a creare versi eleganti e profondi.

Melpomene nel Rinascimento

Durante il Rinascimento Apollo e le nove Muse divennero un tema molto apprezzato e frequente presso mecenati e amanti delle arti per decorare o i loro studioli privati oppure salotti, anticamere e angoli di giardino. Lo scopo era quello di comunicare con immediatezza al pubblico il loro ruolo non solo di amanti e intenditori delle arti ma anche quello di promotori. I dipinti erano concepiti in modo da raccontare le passioni e gli interessi culturali e intellettuali del committente come nel caso dello Studiolo di Belfiore voluto da Lionello d’Este nel 1447 e completato in larga parte dal fratello Borso fino al 1467. Si tratta del primo studiolo principesco d’Italia. In seguito ad un incendio la delizia estense di Belfiore andò tragicamente distrutta ma otto delle nove tavole raffiguranti le muse restarono in vita sebbene oggi siano conservate in differenti musei tra Ferrara, Milano e Budapest.

Le muse ideate da Leonello e dal suo precettore Guarino Veronese sono però così lontane dall’iconografia classica da aver creato diversi problemi di identificazione agli esperti. Il motivo è che nel progetto iniziale Leonello e Guarino vogliono dare alle muse un simbolismo agricolo al fine di evidenziare l’amore del Marchese di Ferrara per la sua terra concretizzatisi in una politica agricola attenta che rese le terre del regno fertili e prospere. Tuttavia è molto interessante la somiglianza tra la musa Melpomene dipinta da Angelo Maccagnino per lo Studiolo di Belfiore e le muse Clio e Melpomene incise sui Tarocchi detti del Mantegna.

02ClioMelpemonetwice

Un altro studiolo importantissimo è quello di Isabella d’Este, Marchesa di Mantova. Per lo studiolo Andrea Mantegna dipinse il suo celebre Parnaso, oggi conservato al Museo del Louvre. Nel dipinto Isabella e suo marito Francesco II Gonzaga sono raffigurati come Venere e Marte e come promotori delle arti, dell’armonia e dell’amore divino. Sotto la coppia divina, infatti, le nove Muse si esibiscono in una delicata danza, accompagnate da Apollo. Gli esempi in questo senso potrebbero essere moltissimi, Un altro affresco importante è la “Danza di Apollo con le Muse” di Baldassarre Peruzzi un pittore che fu allievo di Raffaello durante il periodo romano e che influenzò con la sua arte il Rinascimento italiano. Peruzzi fu, tra le altre cose un grande studioso del classicismo e della mitologia.

Persino in Vaticano è possibile ammirare un Parnaso dipinto questa volta da Raffaello Sanzio. Come tutti i temi della mitologia greco-romana le muse avevano perso la loro connotazione religiosa ed erano un’espressione ideologica.

Dagli affreschi ai Tarocchi

imperatriceMelpomenePiccola

l’Imperatrice confrontata con Melpomene la dea romana degli attori.

Il tema delle muse era così in voga durante il Rinascimento che gli artigiani realizzavano molti vasi, piatti, bassorilievi altri complementi d’arredo raffiguranti Apollo e le sue nove fanciulle. Partendo da questo presupposto non è così straordinario che l’Imperatrice abbia inglobato in sé l’iconografia della Musa Melpomene. Inizialmente, infatti, i Tarocchi erano un gioco di società molto ambito e ricercato, presente solo presso le corti più raffinate e ricche. La loro realizzazione, infatti, era affidata ad incisori e miniaturisti di eccelsa bravura che avevano il compito di realizzare ben settantotto quadri in miniatura, impreziositi da lamine d’oro e d’argento. Ogni mazzo era un autentico gioiello studiato nei minimi dettagli con il committente che vi imprimeva il proprio gusto e mostrava al mondo oltre alla propria opulenza anche la propria cultura.

Il gioco, inoltre, era più intellettuale che di fortuna, pare che i giocatori oltre la propria abilità potessero sfoggiare, nel suo svolgimento la loro arguzia e la loro cultura. Con ciò non voglio intendere che la figura dell’Imperatrice nei Tarocchi trae ispirazione da Melpomene, intendo semplicemente osservare come i significati divinatori di una carta coincidano a volte in modo inusuale e sorprendente con altre figure apparentemente distanti. Questo mi porta ad osservare da un lato che ancora una volta essi sono chiaramente il frutto culturale del Rinascimento e dall’altro che i significati delle carte e le carte stesse traggono origine da molte più fonti di quelle che noi siamo in grado di considerare e che forse non saremo mai in grado di scoprire la vera storia dei Tarocchi, forse, non sapremo mai quale sia la fonte originaria del loro simbolismo, della loro magia, questo li rende più straordinari, misteriosi e profondi, confermando la loro natura di “libro dei libri”.

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